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Strumenti e lime per unghie: cosa si sterilizza in autoclave e cosa no

Quali lime, tronchesine e frese per manicure passano in autoclave, con quali cicli, e cosa rischia chi sterilizza materiali non idonei.

DZ6 0587 A nail technician carefully files a customers nails at a salon surrounded by color samples and manicure tools
Foto PattayaPatrol / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
In breve
  • Mettere in autoclave materiali non idonei (plastica
  • legno
  • abrasivi in carta) li danneggia e compromette la sterilizzazione del carico

Chi lavora in cabina si pone spesso la stessa domanda pratica: la lima, il pusher o la fresa che ho appena usato può finire in autoclave, oppure devo buttarla o disinfettarla chimicamente? La risposta cambia a seconda del materiale dello strumento, non del marchio: produttori come Staleks dichiarano nelle proprie schede tecniche che i loro strumenti in acciaio sono sterilizzabili in autoclave a 134°C, ma questo vale per l'acciaio, non per tutto ciò che si usa in manicure e pedicure.

Cosa si può sterilizzare in autoclave

Gli strumenti realizzati in acciaio inossidabile di grado chirurgico sono pensati per resistere ai cicli a vapore: tronchesine, forbicine, pusher metallici, spingicuticole, basi metalliche dei sistemi a disco abrasivo (come le basi Pododisc) e le frese in acciaio o carburo di tungsteno. Dalle schede dei produttori di strumenti professionali risulta che il materiale resiste alla corrosione e alla sterilizzazione, anche in autoclave.

Le linee guida sanitarie di settore classificano gli strumenti in tre categorie, utile per capire cosa richiede davvero la sterilizzazione: strumenti critici (penetrano la cute: aghi) che richiedono sterilizzazione; strumenti semi-critici (a contatto con mucose o cute non integra, come tronchesine, spingicuticole e punte fresa) che richiedono sterilizzazione o disinfezione di alto livello; strumenti non critici (solo cute integra) per cui basta la disinfezione.

Cosa NON va messo in autoclave

Non sono autoclavabili i materiali che il calore e il vapore ad alta pressione danneggiano o alterano: lime abrasive con supporto in cartone o legno, buffer in gommapiuma, spatole in legno per la cera, dischi abrasivi monouso del sistema Pododisc (sterilizzabile è solo la base in acciaio su cui si montano, non il disco), applicatori in spugna. Per questi strumenti la soluzione è il monouso oppure, quando il materiale lo consente, la disinfezione chimica con prodotti specifici prima e dopo l'uso.

I cicli di sterilizzazione corretti

Per gli strumenti metallici il parametro più diffuso nelle procedure delle ASL è il ciclo a 134°C per 18 minuti in autoclave di Classe B, la tipologia certificata per sterilizzare anche carichi cavi e porosi come le frese forate; in alternativa si usa il ciclo a 121°C per 20 minuti, più indicato per i materiali meno resistenti al calore. Chi non dispone di autoclave può ricorrere alla sterilizzazione a secco in stufa, con parametri più lunghi: 160°C per 120 minuti oppure 180°C per 30 minuti, adatta solo a strumenti metallici. Prima della sterilizzazione gli strumenti vanno sempre decontaminati, lavati e asciugati, poi imbustati con indicatore chimico.

Cosa si rischia con materiali non idonei

Inserire in autoclave materiali non resistenti al calore (plastica non termoresistente, legno, cartone, gommapiuma) li danneggia irreversibilmente e può anche compromettere la tenuta del ciclo per l'intero carico, con il rischio che il resto degli strumenti non risulti davvero sterile. Sul piano degli adempimenti, ogni ciclo di sterilizzazione va annotato su un registro che riporta numero del ciclo, data, parametri fisici (temperatura, pressione, durata) ed esito dei test; il registro va conservato e può essere richiesto durante le ispezioni dell'ASL territoriale.

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