Normative

Autoclave nel centro estetico: quando è obbligatoria e cosa scrivere nel registro

Quando serve davvero l'autoclave, quale classe scegliere, quali strumenti sterilizzare e cosa annotare nel registro: la guida pratica per mettersi in regola.

Autoclave nel centro estetico: quando è obbligatoria e cosa scrivere nel registro
Immagine generata con IA
In breve
  • La legge 1/1990 non impone l'autoclave: l'obbligo di sterilizzare nasce dai regolamenti regionali e comunali che danno attuazione alla legge quadro
  • Vanno sterilizzati tutti gli strumenti riutilizzabili non monouso che toccano pelle, mucose o sangue: pinzette, forbicine, frese per unghie, aghi riutilizzabili
  • La classe B (norma EN 13060) è l'unica adatta a sterilizzare strumenti cavi, porosi e imbustati: è lo standard raccomandato per un centro multiservizio
  • Il registro di sterilizzazione deve riportare data, operatore, numero di ciclo ed esito dei test; i controlli spettano ad ASL e Comune in sede di verifica della SCIA

Cosa fare, in sintesi

Se nel tuo centro usi strumenti riutilizzabili che toccano pelle, mucose o sangue — pinzette per cuticole, forbicine, tronchesine, frese per unghie non monouso, aghi per dermopigmentazione — devi sterilizzarli dopo ogni cliente. Il metodo richiesto dai regolamenti è l'autoclave di classe B, perché è l'unica in grado di trattare correttamente strumenti cavi e porosi. Dopo ogni ciclo vanno registrati data, operatore, numero di ciclo ed esito del controllo, su un registro che va conservato nel tempo e tenuto a disposizione di chi controlla.

Quando l'autoclave è obbligatoria e quando basta la disinfezione

Non esiste una norma nazionale che scriva testualmente "l'estetista deve avere l'autoclave". La legge quadro, la legge 4 gennaio 1990, n. 1, disciplina l'attività di estetista e stabilisce che può essere svolta con tecniche manuali, con l'utilizzazione degli apparecchi elettromeccanici per uso estetico elencati in allegato e con l'applicazione dei prodotti cosmetici. È sull'igiene e la sterilizzazione che intervengono i regolamenti attuativi regionali e comunali, che possono variare da territorio a territorio.

Il criterio pratico, condiviso da chi si occupa di igiene nei centri estetici, è questo: la sterilizzazione degli strumenti riutilizzabili che vengono a contatto con cute, mucose o sangue è un requisito ricorrente nei regolamenti locali. La stessa fonte chiarisce che non esiste un obbligo unico nazionale, ma la maggior parte dei regolamenti regionali richiede la sterilizzazione degli strumenti a contatto con cute o mucose, ed è considerata uno standard imprescindibile nella pratica.

Per gli strumenti che non toccano sangue o mucose e non creano soluzioni di continuo della cute (ad esempio spatole per creme, pennelli per trucco non invasivo), è sufficiente la detersione seguita da disinfezione con prodotti germicidi, come indicato dalle linee guida regionali: gli strumenti metallici e quelli resistenti al calore possono essere, in alternativa, sottoposti a trattamento disinfettante a mezzo calore, con stufe a secco o piccole autoclavi. Ma non appena lo strumento è tagliente, acuminato o può entrare in contatto con sangue, la sola disinfezione non basta: secondo i requisiti applicati in Piemonte, tutti gli strumenti taglienti e gli aghi riutilizzabili devono essere inoltre sottoposti a trattamento di sterilizzazione (autoclave, ad immersione in palline di quarzo, chimico a base di glutaraldeide), precisando però che gli apparecchi a raggi UV non sono idonei a questo scopo.

Quali strumenti vanno sterilizzati

Rientrano nell'obbligo di sterilizzazione, secondo le indicazioni regionali raccolte dai requisiti applicati dalle ASL:

  • forbicine e pinzette per manicure e pedicure
  • tronchesine e frese per unghie non monouso
  • aghi e punte per dermapen, se riutilizzabili
  • strumenti per microblading e dermopigmentazione
  • elettrodi e altri accessori che entrano in contatto diretto con la cute trattata

Il principio generale applicato dalle ASL è netto: tutti gli altri attrezzi occorrenti per l'esercizio delle attività (forbici, elettrodi, pinzette, occhialini di protezione laser o UV ecc.) non possono essere utilizzati per due clienti diversi, se non dopo l'avvenuta sterilizzazione o disinfezione. Per gli strumenti taglienti, in particolare le lame dei rasoi, molte ASL raccomandano il monouso: è il caso, ad esempio, dei requisiti indicati per la provincia di Torino, dove si legge che sono da preferirsi, per quanto possibile, strumenti taglienti monouso, indicazione che diventa obbligatoria per le lame dei rasoi.

Classe B, S o N: perché per gli strumenti cavi serve la B

La norma tecnica di riferimento per le autoclavi è la EN 13060, che distingue tre classi in base al tipo di carico che possono sterilizzare. Per un centro estetico multiservizio la scelta ricade quasi sempre sulla classe B, perché è l'unica capace di gestire ogni tipologia di strumento:

Classe Cosa sterilizza Adatta a un centro estetico multiservizio
Classe N Solo strumenti solidi, non imbustati, non cavi No, troppo limitata per frese e pinze
Classe S Strumenti solidi e alcuni carichi specifici indicati dal produttore, spesso imbustati Parziale, dipende dal modello
Classe B Materiali porosi, imbustati, carichi tessili e corpi cavi Sì, copre la maggior parte degli strumenti in uso

La ragione tecnica per cui serve la classe B quando si lavora con strumenti cavi (ad esempio aghi o punte con canale interno) è spiegata da chi produce queste apparecchiature: l'autoclave di classe B è dotata di pompa del vuoto integrata e funziona con un sistema di vuoto frazionato: prima di iniziare la sterilizzazione compie tre cicli di svuotamento e riempimento della camera, perché così riesce ad estrarre le bolle d'aria anche dalle piccole cavità o porosità delle attrezzature, consentendo al vapore di entrare in contatto con tutta la superficie dello strumento per sterilizzarlo perfettamente. Una classe N o S, che non esegue questo vuoto frazionato, rischia di lasciare bolle d'aria nelle cavità più strette, vanificando la sterilizzazione.

Chi vende attrezzature per il settore conferma lo stesso principio da un'altra angolazione: la classe B è la più versatile, sterilizza strumenti cavi, porosi, imbustati e in carico misto, ed è lo standard consigliato per un centro estetico perché copre la maggior parte degli strumenti in uso quotidiano.

Come funziona il ciclo e quanto dura la sterilità

Il processo corretto prevede alcune fasi obbligate prima dell'inserimento in autoclave. Un consulente per la sicurezza sul lavoro nel settore descrive così la procedura: gli strumenti vanno disinfettati subito dopo l'uso, poi deterti, controllati visivamente per eventuali residui organici, risciacquati, asciugati e infine imbustati in confezioni termosaldabili. Sulle buste va riportata data di sterilizzazione, nome dell'operatore e numero progressivo del ciclo. Le temperature di esercizio tipiche di un'autoclave classe B per il settore estetico vanno dai 120 ai 134 gradi, con tempi di sterilizzazione tra i 4 e i 12 minuti a seconda del ciclo scelto.

Una volta imbustati e sterilizzati, gli strumenti restano sterili fino a 30 giorni se conservati correttamente, in cassetti o armadietti chiusi, al riparo da polvere e umidità. Superato questo termine la busta va riaperta e il ciclo ripetuto, anche se lo strumento non è stato usato.

Le prove di verifica: quali e ogni quanto

Oltre al ciclo di sterilizzazione vero e proprio, l'autoclave va controllata periodicamente con test specifici che verificano il corretto funzionamento dell'apparecchio, non la singola sterilizzazione:

  • Controllo ad ogni ciclo: la busta porta un indicatore chimico che vira colore se i parametri (temperatura, pressione, tempo) sono stati rispettati. È il controllo minimo, da fare sempre, indicato dal produttore nel manuale d'uso.
  • Test di Bowie-Dick: verifica la capacità dell'autoclave di far penetrare il vapore nei corpi porosi e cavi. Il produttore di dispositivi per questo test lo descrive come un test fisico che permette di verificare la capacità di penetrazione del vapore nei corpi porosi, utilizzando un pacco prova standardizzato; deve essere superato da tutte le autoclavi che dichiarano la possibilità di sterilizzazione di carichi porosi, come garze, bende, camici e tessuti in genere. In ambito sanitario questo test va obbligatoriamente eseguito dopo riparazioni o manutenzione dei dispositivi di sterilizzazione e dopo lunghi periodi di inattività dell'autoclave, oltre che con cadenza periodica stabilita dal produttore.
  • Manutenzione tecnica: va programmata con cadenza regolare. Chi si occupa di apparecchiature per centri estetici indica che vanno controllate periodicamente le guarnizioni, sostituiti i filtri secondo le indicazioni del produttore e programmata la revisione tecnica annuale.

Non esiste, per il settore estetico specificamente, una tabella nazionale che fissi in modo uniforme la cadenza di questi test: la frequenza è indicata nel manuale d'uso di ogni singola autoclave e va rispettata come condizione per la validità della sterilizzazione e per la garanzia dell'apparecchio.

Cosa scrivere nel registro e per quanto conservarlo

Il registro di sterilizzazione è il documento che dimostra, in caso di controllo, che gli strumenti usati sui clienti sono stati effettivamente trattati secondo procedura. Per ogni ciclo va annotato:

  • la data e l'ora del ciclo
  • il nome dell'operatore che lo ha eseguito
  • il numero progressivo del ciclo
  • l'esito del controllo (indicatore virato, esito del test periodico se eseguito quel giorno)
  • eventuali anomalie riscontrate e l'intervento conseguente

Sulla conservazione, le fonti di settore indicano tempistiche diverse a seconda del contesto: un consulente che si occupa di sicurezza nei centri estetici indica che i risultati dei test devono essere segnati su un registro di sterilizzazione cartaceo che va conservato per cinque anni. In ambito odontoiatrico e sanitario, dove le autoclavi sono sottoposte a protocolli più stringenti, si trovano indicazioni di conservazione più lunghe, fino a dieci anni. Poiché per il settore estetico non esiste una norma nazionale che fissi un termine univoco, in assenza di un obbligo regionale più stringente il criterio prudenziale è conservare il registro per almeno cinque anni, allineandosi alla prassi di settore più diffusa, e verificare comunque se il regolamento comunale o regionale della propria zona non preveda un termine specifico.

Chi controlla e cosa verifica

Il controllo sul rispetto di queste procedure spetta agli organi di vigilanza competenti sul territorio — tipicamente il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell'ASL — nell'ambito delle verifiche sui requisiti dichiarati con la SCIA di apertura dell'attività. In sede di controllo viene verificata, oltre al registro di sterilizzazione, anche la documentazione tecnica delle apparecchiature: come indicano i requisiti applicati dalle ASL, devono essere presenti nell'esercizio e a disposizione degli organi di vigilanza le schede tecniche e di conformità CE delle apparecchiature elettromeccaniche per uso estetico, sterilizzatori, cappe, oltre al libretto d'uso con i tempi di revisione periodica.

Le sanzioni per la mancata sterilizzazione o per l'assenza della documentazione non sono fissate da una tabella nazionale unica: dipendono dal regolamento regionale o comunale di attuazione della legge 1/1990 in vigore nel proprio Comune, che stabilisce autonomamente l'entità delle sanzioni amministrative. Prima di aprire o di sottoporsi a un controllo, conviene quindi recuperare il testo del regolamento comunale sulle attività di estetista — reperibile presso lo sportello SUAP del proprio Comune — che indica sia i requisiti di sterilizzazione sia l'apparato sanzionatorio applicabile.

Dove finisce la competenza dell'estetista

Sterilizzare correttamente gli strumenti è un obbligo igienico-sanitario, non una garanzia clinica: l'autoclave previene la trasmissione di infezioni tra clienti, ma non rientra tra le competenze dell'estetista alcuna valutazione medica su ferite, infezioni in corso o condizioni della pelle che richiedono l'intervento di un medico. In caso di puntura o taglio accidentale durante un trattamento, la prassi indicata dalle ASL prevede che la persona ferita sia sottoposta a controllo medico.

Leggi anche