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Veralab in perdita nel 2025: cosa dice il bilancio di Re-Forme

Il bilancio di Re-Forme (Veralab) chiude il 2025 in rosso per la prima volta: ricavi a 64,44 milioni, calo del digitale, investimenti nei negozi.

Milan, Italy: Exterior view of Duomo Milano
Foto d'archivio · Foto CEphoto, Uwe Aranas / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
In breve
  • Secondo un indice di reputazione di settore
  • il capitale di fiducia del brand resta alto nonostante la perdita operativa

Il bilancio 2025 di Re-Forme Srl, la società milanese che controlla i marchi Veralab e Overskin fondata da Cristina Fogazzi (l'Estetista Cinica), segna una discontinuità che vale la pena analizzare per chi lavora nel beauty professionale: dopo nove anni di crescita quasi ininterrotta, l'azienda ha chiuso l'esercizio in perdita per la prima volta nella sua storia.

I numeri del bilancio

Secondo il bilancio civilistico depositato, il 2025 si è chiuso con ricavi per 64,44 milioni di euro, in calo del 13,04% rispetto all'anno precedente, e una perdita netta di 3,07 milioni, la prima nella storia dell'azienda, dopo l'utile di 6,5 milioni del 2024. Per inquadrare la portata del rallentamento, basti pensare che la perdita di 3 milioni del 2025 arriva dopo l'utile di 6,5 milioni del 2024 e quello di 12,68 milioni del 2023.

A pesare sul risultato sono stati due fattori combinati: il crollo del canale digitale, storicamente il motore della crescita del brand, e i costi legati all'apertura di nuovi punti vendita fisici. Il canale digitale, spiega il bilancio di Re-forme, "ha registrato una flessione del 22%, riflettendo il mutato contesto competitivo online, mentre l'apertura di dieci nuovi store monomarca (tra i quali quello di Palermo) ha consentito di attutire parzialmente la caduta del fatturato complessivo". Le dieci nuove aperture hanno comportato, secondo l'analisi dei conti, un significativo pacchetto di investimenti, pari a 7,57 milioni di euro, per l'espansione della rete fisica di vendita.

Sul fronte dei costi operativi, sono cresciuti anche quelli per il personale, passati da 7,15 a 9,89 milioni, con Re-forme che conta 139 dipendenti, di cui 111 impiegati. Nonostante la perdita, la struttura patrimoniale resta solida: il patrimonio netto resta comunque superiore ai 23 milioni di euro.

Una crescita quasi ininterrotta, ora in frenata

Per capire la portata del dato 2025 serve guardare al percorso dell'azienda nell'ultimo decennio. Secondo la ricostruzione di Pambianco Beauty, il fatturato era passato dai 22 milioni di euro del 2019 a quasi 50 milioni nel 2020, superando i 60 milioni nel 2021 e nel 2022 e oltrepassando i 70 milioni nel biennio 2023-2024. Una traiettoria che aveva reso Veralab uno dei casi di maggior successo del beauty digitale italiano, prima della frenata registrata lo scorso anno.

Cosa dice il mercato: reputazione e performance non coincidono

Un'analisi di Forbes Italia realizzata con Cogit AI sul capitale reputazionale del brand offre una chiave di lettura interessante per il settore: nonostante il primo bilancio in rosso, la fiducia del pubblico verso il marchio non sembra essersi incrinata nella stessa misura. Il report misura separatamente le diverse dimensioni del brand e segnala che, mentre Community, Autorevolezza e Branding restano su livelli molto alti, è quanto emerge dall'AI Reputation Index di Cogit AI per Forbes Italia dedicato a Cristina Fogazzi, conosciuta come l'Estetista Cinica, e al sistema costruito intorno a VeraLab, mentre la voce "Performance e operatività" risulta la più debole del profilo, a conferma che il risultato economico negativo non ha ancora intaccato il capitale di immagine costruito in anni di comunicazione diretta con la community.

Cosa significa per il settore beauty

Il caso Veralab fotografa un passaggio che riguarda l'intero comparto della cosmetica digitale italiana: dopo anni in cui la crescita a doppia cifra sembrava la norma per i brand nati online, il 2025 porta segnali di consolidamento, con il canale e-commerce che mostra segni di saturazione e una concorrenza online più agguerrita, a fronte di investimenti nel retail fisico che richiedono tempo prima di generare ritorni proporzionati. Per i centri estetici e i distributori che lavorano con marchi digitali nativi, è un indicatore da tenere presente nella valutazione dei fornitori e dei trend di canale.

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