Un libro raccoglie le voci di otto insegnanti sulla formazione estetica italiana
Il libro di Eliana Caldi raccoglie otto testimonianze di insegnanti di estetica su accesso precoce ai corsi e debolezza politica del settore.

- Il volume "Il settore che non vuole guardarsi allo specchio" raccoglie otto testimonianze di insegnanti incontrati in scuole di diverse regioni italiane
- Tra i temi affrontati, l'accesso ai percorsi formativi subito dopo la licenza media e il divario tra capacità manuale e maturità professionale
- L'autrice segnala la difficoltà del settore a fare massa critica e a pesare sulle scelte normative
- Per legge la qualifica di estetista richiede un corso regionale di due anni con un minimo di 900 ore annue
Otto insegnanti di estetica, incontrati in scuole di diverse regioni italiane, raccontano in prima persona le difficoltà quotidiane della formazione professionale nel settore. Le loro testimonianze sono raccolte nel libro "Il settore che non vuole guardarsi allo specchio", scritto da Eliana Caldi per Esthetimedia Group nella collana La Nuova Estetica. Il volume nasce dall'esigenza di dare voce a chi insegna, spesso chiamato in causa quando si parla di preparazione delle neo-diplomate senza che venga mai ascoltato direttamente.
Accesso precoce e maturità professionale
Uno dei nodi che emerge dal libro riguarda l'età di ingresso nei percorsi formativi. Caldi osserva che oggi si può accedere al percorso dopo la terza media, un'età in cui la predisposizione manuale non coincide necessariamente con la consapevolezza di cosa significhi esercitare una professione che entra in relazione diretta con il corpo delle persone.
Va però ricordato che l'accesso effettivo ai corsi regionali resta subordinato, nella maggior parte dei territori, all'assolvimento dell'obbligo scolastico. Il percorso per ottenere la qualifica di estetista, come previsto dalla legge 1/90, richiede la frequenza di un corso regionale di qualificazione della durata di due anni, con un minimo di 900 ore annue, al termine del quale si accede all'esame finale che abilita al lavoro come dipendente.
Il nodo della rappresentanza
Nell'intervista, l'autrice indica anche un'altra criticità, legata non alla scuola ma alla capacità del settore di incidere sulle scelte normative. Parlando delle difficoltà a far valere le proprie istanze, osserva: "la massa critica siamo noi" e aggiunge che i cambiamenti importanti sono spesso partiti dal basso, dall'unione di chi lavora nel settore.
Il libro raccoglie le testimonianze di otto insegnanti attivi in territori diversi: Amara Lutieri, Valentina Gotti, Cristina Lucenti, Sonia Carnini, Maddalena Patrignani, Dario Campagnola, Barbara Nicotra e Gigliola Pantani. Il filo conduttore, secondo Caldi, è la richiesta di una riflessione comune su quale estetista il settore voglia formare per i prossimi anni, superando la tendenza a scaricare le responsabilità solo sulle scuole o sulle singole allieve.




