Normative

Legge 1/90 sotto esame: l'allarme del settore sul futuro della professione di estetista

Katia Anna Calabrò (Esthetimedia Group) lancia un allarme sulla frammentazione della professione mentre il Senato discute la riforma della Legge 1/90.

In breve
  • Il settore conta circa 42.000 imprese di estetica in Italia
  • Al Senato è in corso l'esame del DDL 1619 di riforma della Legge 1/90, depositato dal senatore Ancorotti
  • L'allarme riguarda la proliferazione di micro-figure tecniche e la frammentazione della formazione regionale
  • Segnalata la concorrenza di farmacie e studi di medicina estetica su trattamenti storicamente affidati agli istituti di estetica

Il settore dell'estetica professionale rischia una deregolamentazione silenziosa proprio mentre al Senato è aperto il dibattito sulla riforma della Legge quadro 1/90. È l'allarme lanciato da Katia Anna Calabrò, responsabile marketing communications di Esthetimedia Group, in un'analisi pubblicata oggi che mette in fila i nodi aperti della professione: frammentazione formativa, proliferazione di micro-figure tecniche e concorrenza asimmetrica da parte di farmacie e studi di medicina estetica.

Una legge del 1990 alla prova del presente

La Legge 4 gennaio 1990, n. 1 resta il testo di riferimento che disciplina l'attività di estetista in Italia, definendo prestazioni, formazione e modalità di esercizio. Il settore conta oggi circa 42.000 imprese attive, secondo le stime più recenti del comparto. Da tempo le associazioni di categoria chiedono un aggiornamento della norma: lo scorso 5 agosto 2025 il senatore Renato Ancorotti ha depositato al Senato il disegno di legge 1619 di riforma della disciplina, che ha ricevuto il sostegno di Confartigianato, CNA e Casartigiani. L'iter parlamentare, tuttavia, non si è ancora concluso: a metà giugno 2026 la Commissione competente ha ritenuto necessario apportare modifiche incisive al testo, prolungando la fase di confronto tra ministeri, parti sociali e associazioni.

I nodi sollevati: formazione, qualifiche, concorrenza

Nell'analisi, Calabrò evidenzia il rischio che la riforma proceda per "micro-figure" tecniche specializzate ma prive di un percorso formativo comune, e richiama il problema della delega della formazione alle Regioni, che genera programmi e controlli disomogenei sul territorio. Viene inoltre segnalata la presenza sul mercato di qualifiche come "operatore dei trattamenti estetici", rilasciate da percorsi regionali per l'assolvimento dell'obbligo scolastico, che non equivalgono alla qualifica di estetista prevista dalla legge quadro e possono generare confusione tra utenti e neodiplomati. Un ulteriore fronte critico riguarda l'espansione di farmacie e studi di medicina estetica su trattamenti tradizionalmente erogati dagli istituti di estetica.

Cosa cambia per i centri

Per i titolari di centri estetici l'esito della riforma non è un tema astratto: dalle scelte definitive dipenderanno i requisiti di accesso alla professione, il riconoscimento delle qualifiche del personale e, di conseguenza, l'organizzazione del lavoro in cabina. L'appello dell'analisi è a un maggiore coordinamento tra professioniste e associazioni di categoria nel seguire l'evoluzione del DDL 1619, tuttora in discussione al Senato.

Questo articolo è stato redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale a partire da fonti ufficiali, poi verificato e approvato dalla redazione. Come lavoriamo

Leggi anche