Formazione

Cellulite in cabina: come comunicazione e sguardo orientano il trattamento

Un contributo di formazione invita le estetiste a riflettere su come linguaggio e immagini abbiano costruito la percezione della cellulite, oltre l'aspetto tecnico del trattamento.

In breve
  • Il termine "cellulite" nasce in ambito medico in Francia negli anni Venti, poi diffuso dalla stampa femminile già negli anni Trenta
  • La condizione riguarda la grande maggioranza delle donne ma è stata storicamente trattata come anomalia
  • L'estetista lavora su un doppio livello, tecnico e simbolico, nel gestire aspettative e percezione del corpo
  • Comunicazioni più realistiche, con corpi non ritoccati, aiutano a ridurre la distanza tra immagine e risultato percepito

Come si è costruita, nel tempo, l'idea che la cellulite sia un problema da correggere? È il tema affrontato da Ilaria Mereu, founder dell'agenzia WalkAbout, in un contributo pubblicato da Mabella che invita le professioniste del settore a riflettere sul rapporto tra tecnica, comunicazione e percezione del corpo in cabina estetica.

Il punto di partenza è storico. Il termine "cellulite" compare in ambito medico in Francia negli anni Venti del Novecento, in un momento in cui la sua natura fisiologica non era ancora chiaramente definita. È la stampa femminile a diffonderlo su larga scala: già nel 1933 una rivista la descriveva come un insieme di accumuli di acqua, tossine e grasso, rendendola riconoscibile anche a un pubblico non specialistico. Da caratteristica corporea considerata normale, in pochi anni diventa un segno isolato, nominato e trattabile.

Un inestetismo diffuso, uno sguardo allenato

Oggi la cellulite rappresenta una delle principali motivazioni di accesso ai trattamenti corpo negli istituti estetici e riguarda oltre il 90% delle donne, pur essendo stata a lungo percepita come un'anomalia da correggere. Secondo l'autrice, il lavoro dell'estetista si muove su un doppio livello: quello tecnico dell'intervento sul tessuto e quello simbolico della relazione con le aspettative della cliente.

Immagini realistiche per aspettative sostenibili

Il contributo evidenzia come per anni la comunicazione del settore abbia utilizzato immagini di corpi levigati e distanti dall'esperienza quotidiana, alzando la soglia di percezione del risultato atteso. Modalità comunicative più recenti, che mostrano corpi reali senza rinunciare alla qualità tecnica del lavoro, vengono indicate come una via per ridurre la distanza tra rappresentazione e realtà e rendere più credibile il percorso proposto in cabina.

Per le professioniste, il messaggio riguarda la gestione della relazione con la clientela: costruire percorsi continuativi, basati su consapevolezza e comunicazione trasparente, viene presentato come una leva utile anche dal punto di vista dei risultati del centro, non in contrapposizione con essi.

Il contributo è firmato da Ilaria Mereu, founder dell'agenzia WalkAbout (www.walk-about.it).

Questo articolo è stato redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale a partire da fonti ufficiali, poi verificato e approvato dalla redazione. Come lavoriamo

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